Prima di tutto in questa epoca in cui tutto va veloce, e le mode cambiano ogni mezz’ora senza segnare alcun cambiamento, non si va più a fare la manicure. No. Ci si manicurizza, che è diverso. Non è ancora chiaro se il verbo è transitivo e nel caso sia corretto dire appunto mi manicurizzo o se è intransitivo, e allora si dice mi faccio manicurizzare, un po’ come scendo il cane lo piscio, ma più glam.
Per farsi manicurizzare (o manicurizzarsi) bisogna recarsi dal o dalla“nailartist”, insomma dall’estetista, ma è improprio definirla tale perché qui i giochi si fanno davvero seri e non si sta parlando di cuticole e forbicini. No, qui si sta parlando di un’evoluzione artistica che spazza via Gae Aulenti e tutto il design in generale, perché qui si è di fronte al “nail design” e la “nailartist” è anche una “nail designer”. E che cazzo.
Quindi, a parte il fatto che ci si deve premunire di google translate per capire tutti questi termini che in definitiva equivarrebbero all’obsoleto“mettere lo smalto”, siamo al cospetto di nuove frontiere avveniristiche del fashion. Anzi, del world fashion.
Il “certificato di avvenuta partecipazione” al corso di nails art vale ancora di più del Manifesto Futurista di Marinetti e di tutti quelli che dopo lui hanno immaginato la società poggiare sulle innovazioni proposte dal tempo. Queste capre però non hanno preso in considerazione la nails art, eppure Helena Rubistein già esisteva.
Oggi le persone vivono con tante possibilità che il progresso ci ha portato, e che possono far dire ad una persona normale: “voglio le bubblenails.” Non importa se lo si dice al proprio marito che poi guarda la moglie annuendo per la paura di ammettere che non ha capito. Perché se non capisci cosa sia la bubblenail non sei aggiornato, non hai scuse, punto.
Con le bubblenails ovvero le unghie dipinte in modo tale da ricreare goccioline di acqua proprio sull’unghia, come se fossero bagnate, ci sono dei veri vantaggi.Ti risparmi, ad esempio, la fatica di rassicurare tutti sul fatto di esserti lavata le mani, e poi dovrai rispondere a quanti ti chiederanno se vuoi un fazzolettino per asciugarti, e questo sarà un modo per fare nuove amicizie. Furbacchione queste bubblenails.
E poi i tempi moderni hanno portato anche “le dirty martini nails”, il cui nome si ispira al cocktail bevuto dal presidente americano che abolì il proibizionismo. Che cazzo centri il povero Roosvelt nessuno lo capisce, ma tutti annuiscono e dicono “ah be, in effetti”. “In effetti niente”, risponderebbe uno dotato di senno…
Nel panorama delle innovazioni dell’artnail design si trovano anche lamilkynails.No, non sono le unghie con lo smalto color latte. Cioè lo sono, ma sono “milky”, quindi più fighe.
E poi la “green french manicure”, tradotto: unghie con il bordo verde. Se però lo pronunci così vieni espulso dal paese, interdetto da qualsiasi social, e ti impediranno di entrare in qualsiasi salone estetico fino a quando non avrai pagato pegno. Pena che consiste in lesioni personali, pubblica umiliazione e divieto assoluto di pronunciare la parola “nail” per almeno cinque anni.
L’art designer (detto anche top art designer se mette lo smalto ai vip) può provvedere, tra le altre cose, a farti la “manicure nude” cioè smalto lucido trasparente. Ma se lo dici così, come in un incantesimo ti appariranno in una visione tutti i frati descritti da Umberto Eco ne “il nome della rosa” che in fila e con il capo chino ripetono “penitengite”. Al nude, l’arto top art designer, aggiunge una gocciolina di verde un po’ marroncina sull’unghia. Lo fa con la stessa passione di Caravaggio quando dava l’ultima pennellata, ma il nailartist mette la gocciolina a caso, solo che tu non lo sai. Insomma, alla fine non ci sarà l’immagine di Bacco adolescente ma sull’unghia artistica sarà come se si fosse posata la cacca di un uccellino.
Quello a cui non si è ancora arrivati, e forse dimostra le pecche del progresso, o forse dimostra che aveva ragione Aristotele quando sosteneva che il progresso sarebbe diventato regresso, è la nails positivity.
Cosa che invece c’è per i capelli. Niente più piastre, dunque, è stato deciso alle sfilate haute couture 2022. Il capello crespo che hai e che fa chiaramente cagare, te lo puoi tenere così com’è, perché va di moda. Va di moda presentarsi come dei cessi, e tu che sei un cesso ora vai di moda. Ecco, ti dicono questo dopo le sfilate di haute couture.
Se al tuo crespo abbini bubblenails è avvenirismo puro e hai vinto tutto.