L’Architetto che conosce Palladio

Tratto da Fatti di Umani/ NFC Edizioni

L’architetto che conosce Palladio è il detentore del verbo della bellezza, è il messia della perfezione strutturale che giunge in terra per indicarti la retta via e indottrinarti sul reale concetto di bellezza.

Ingenuamente, ti rivolgi a lui con l’intenzione di dare vita alla tua nuova o già esistente casa. Lo chiami con umiltà, dandogli del lei e chiedendogli gentilmente se sia possibile avere un incontro.

L’architetto ti risponde di sì, ma che vi incontrerete solo dopo i suoi innumerevoli impegni, deve prima finire la villa in Toscana, deve ultimare la piscina dell’hotel a 5 stelle in montagna e deve andare in Spagna, perché l’architetto che conosce Palladio, non si sa perché, nel mondo, preferisce la Spagna, è un dogma, prendilo così.

Dopo tutti i suoi impegni, mette al centro te. Tu, che sei pronto a pagare per il suo servizio, sappi che sei in fondo alla lista dei suoi clienti, e te lo ha detto.

L’architetto che conosce Palladio si degna di incontrarti finalmente. Indossa un bel giaccone di Aspesi, lineare e semplice, senza fronzoli, simbolo del “less is more”, che per lui è un mantra, una religione da seguire. Ha le Adidas bianche, sempre, a prescindere, il capello spettinato da vero artista, i jeans e un maglioncino lineare, blu o grigio, non importa, basta che sia lineare (less is more, ricorda).

Ti guarda con sguardo penetrante, ipnotico. Come un domatore di leoni cerca di addomesticarti attraverso lo sguardo. Parla lentamente, il respiro ha sempre lo stesso ritmo, a cadenza perfetta, toc toc, che suscita un leggero effetto soporifero nell’interlocutore, ma riesce a riprendere immediatamente possesso della conversazione attraverso un semplice commento: «Pensiamoci».

Sì, perché tu, poverino, con immenso candore gli spieghi le tue esigenze, con parole semplici: «Vorrei una cucina comoda con un piccolo disbrigo», «Vorrei un salotto dove poter ospitare gli amici per guardare la partita». Queste parole le pronunci quasi con la bocca stretta, speri che lui nemmeno le senta, ma compi un atto di coraggio e le dici. Guardi per terra, ti mastichi il labbro e ti tocchi i capelli; lo sguardo è sempre abbassato, un po’ sudi, e infine ti esce dalla bocca: «Scusami, non volevo, non dovevo nemmeno pensarlo». Ma lui, che è cattivo, sappilo, ti fissa con gli occhi iniettati di sangue e ti dice: «Ti invito a riflettere (non è un invito, è una minaccia) sulle proporzioni». Non lo sai bene cosa siano le proporzioni, non ti perdonerai mai per non averlo pensato prima.

Così niente spazio per riporre l’aspirapolvere e nemmeno per guardare le partite di calcio, non esiste.

Tutto bianco, se potesse eliminerebbe anche il lavello in cucina; ti suggerisce, invece, una parete vegetale in cucina, ossia erba vera che si arrampica sul muro. Con un semplice gesto della mano, chiudendo le dita tranne pollice e mignolo, te le posa sulla fronte, e senti salire un tepore lungo il corpo che diventa caldo, sempre più caldo, prima nelle gambe, sale nella pancia e sale sulla faccia che diventa rossa; ti pieghi sulle gambe e ti inginocchi davanti a lui, sempre tenendoti mignolo e pollice della mano destra sulla fronte, e stremato ti lasci cadere terra. È così che ti propone, o meglio ti impone, una vasca da bagno piazzata al centro del tuo salotto, e tu puoi solo soccombere.

L’hai cercato, il vero colpevole sei proprio tu, e adesso lui decide il tuo stile di vita, lui detta le condizioni del tuo vivere, perché tu sei piccolo nella tua essenza, lui invece conosce Palladio.

Non oserai mai più dire nulla. Sa minare la tua autostima, solo con il respiro che accelera a seconda del grado di disgusto provato davanti a richieste stupide, come quella di poter goderti gli spazi come vorresti.

Da committente in un secondo diventi vittima, sei consapevole di non essere pieno conoscitore di ville palladiane, di non aver mai approfondito Bernini, Giulio Romano… e ti maledici per non aver mai ascoltato tua madre quando ti diceva che studiare è importante. Ti sei laureato ok, hai fatto mille master ok, ma non è sufficiente, davanti a lui sei il niente, e lui questo lo sa.

Con l’architetto che conosce Palladio ci hai provato a intavolare discorsi normali, a parlare di un programma in TV, ma non gli devi dire che guardi la TV commerciale, perché lui la sera non si mette sul divano, nemmeno ce l’ha il divano (less is more, ricordi?), è commerciale, lui vive di sole visioni, di musica indipendente, lenta, composta perlopiù da suoni tecnici, e sei tu, tu che lo paghi a doverti adattare a lui, sappilo. Ogni regola in materia di cliente e fornitore viene ribaltata, lui è Dio, tu sei niente, ora lo sai.

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