Il pedalatore dalle gambe larghe

Tratto da Umanistili e Una Ballerina sulla luna / NFC Edizioni

Sono circa le undici del mattino, tu sei sulla tua macchinina tranquillo e beato che stai per dirigerti, ad esempio, in un ufficio particolare del comune oppure, stai andando al supermercato a comprare il latte di soia, o magari hai molta fretta perché hai un appuntamento con un cliente importante e vuoi arrivare in anticipo. Insomma, stai andando a fare i cazzi tuoi mentre ascolti la musica alla radio e dal finestrino il sole ti illumina la fronte e gli occhi, tanto che appena appena li socchiudi. Sei felice, e cerchi di goderti tutta la luce che ti entra nella macchina.

Stai percorrendo uno dei corsi principali della tua città, la velocità è quella consentita dal codice della strada, hai palazzi storici alternati a palazzi anni ‘70 sia sulla destra che sulla sinistra e le persone camminano con le ventiquattro ore o le signore con le loro shopper sul marciapiedi.

Ad un tratto vedi una sagoma in lontananza. Una sagoma larga, che occupa molto spazio in verticale, ma che soprattutto si espande in orizzontale e che si muove piano. Non capisci se sia ferma o se si stia trattando di una moviola al contrario. Noti che c’è anche un alone di fosca nebbiolina intorno a quella cosa, che non ti permette di vederne bene i contorni, e tu ti avvicini sempre di più con i tuoi 50 chilometri orari consentiti dalla legge. Sei sempre più vicino e quella cosa si muove piano piano e inizia a capire che assomiglia a “ Roccia” il Supereroe, solo che Roccia è buono mentre ciò che stai per raggiungere non è buono. No, è il male assoluto e te ne rendi conto metro dopo metro, perché avvicinandosi assomiglia di più all’orso del film “Revenant”… solo un po’ più rincoglionito.

Infatti, eccola quella cosa ora riesci a metterla a fuoco meglio, capisci ed esclami: “No! Per favore no! Il pedalatore dalle gambe larghe no!!!”

Ma tu non hai scampo e lo sai, dovrai metterti lì dietro e, lui sadico e maleducato come solo lui sa essere, non ti lascerà passare, lo sai, certo che lo sai.

Perché il pedalatore dalle gambe larghe è colui che sulla sua bicicletta anonima spesso di un colore opaco tipo verdino o marroncino, gira per le strade della città occupando mezza carreggiata e andando piano. Posiziona le sue gambe tenendo il ginocchio verso l’esterno, il tallone sul pedale ruota anch’esso verso l’esterno. Le mani le mette sul manubrio volutamente grande, tanto che qualche volta lo fa proprio cambiare e chiede al venditore di “truccare” la bici con un manubrio qualsiasi purché non sia inferiore in larghezza di 90 cm. Il pedalatore dalle gambe larghe si affida a bande di trafficanti di manubri enormi e di pedali così grandi che sembrano mattonelle, ma per confondere le persone rispetto alle sue intenzioni moleste lascia la canna o il telaio originali e con un colore che non dia nell’occhio. Tutto ciò però è una menzogna, il pedalatore dalle gambe larghe mente, ti provoca, è sadico e tu non hai scampo, dovrai stargli dietro fino a quando lui non deciderà (se deciderà ) di lasciarti passare.

Allora rallenti, vai a 30 chilometri orari, nella carreggiata opposta arrivano altre auto e tu non puoi superarlo. Aspetti allora che non arrivi nessuno, ed ecco che metti la freccia, schiacci l’acceleratore e ti butti sulla sinistra ma lui, il sadico pedalatore pone con fare indifferente il tallone verso l’estremità esterna del gigantesco pedale e così, con il ginocchio e la pianta del piede impedisce il tuo passaggio. Per sicurezza china la schiena mettendo il sedere in fuori e allarga ancora di più i gomiti, e tu lì sei spacciato.

Ma non demordi no, non demordi, tu che vai a prendere il latte di soia e sei stata la regina di bellezza al villaggio Valtur, tu che vai da un cliente con il doppio master alla Bocconi, tu che sei una persona normale e semplicemente stai andando all’ufficio anagrafe per il rinnovo della carta d’identità, sì tu ti senti pervaso da una forza misteriosa. Una forza che ti fa sembrare appena uscito dalla Divina scuola Hokuto, così in un secondo stringi i pugni sul volante e, come Ken Shiro, attendi il momento giusto per sferrare la mossa di Ken il Guerriero.

E mentre attendi, stringi i denti e osservi il tuo nemico, quel pedalatore seriale che semina disturbo nella tua città. Sì, disturbo perché pensi che sia tutta una catena e lo è. Infatti, dietro alla tua macchina ci sono almeno altre venti macchine in fila che marciano dai 20 ai 30 chilometri orari. E questo no, non fa bene a te, al tuo cliente che ti aspetta e nemmeno alla società. Esatto, perché è da questa noncuranza (dolosa) che tutto il male di questo mondo può avere origine. Ad esempio, le vibrazioni prodotte da tutte queste macchine in coda potrebbero danneggiare i palazzi vicini, per non parlare dell’inquinamento, degli animali che poi non si fanno più vedere in città. Inoltre, incide sul PIL, perché la ragazza che sta andando al supermercato potrebbe rinunciare e quindi la curva della spesa potrebbe scendere, il cliente potrebbe andarsene, l’azienda perdere il fatturato. E poi incide sulla spesa sociale, perché lì in macchina ti viene l’ansia e poi somatizzi e poi si intasano i pronto soccorso. Insomma, questo esemplare pedalatore seriale è la prima causa della desertificazione, del cambio climatico e fa la sua importante parte nella rovina del paese! Così, lo osservi ancora un po’. Ha quegli orribili bermuda blu, quella maglietta scolorita, e quei capelli lunghi vicino alle orecchie anche un po’ unti che pensi: “io qui dietro non posso proprio starci è una questione di giustizia e di dignità.”

E allora gli suoni il clacson con tutta la potenza del tuo bicipite, ma lui si infila gli auricolari nelle orecchie per ascoltare la musica mentre si sposta ancora a sinistra. Allora tu urli in macchina da solo: “spostati!!!” E vorresti abbassare il finestrino e dirgli: “senti umarel della bicicletta hai bloccato tutta la città, levati!!!”

Ma non lo fai. Ti prepari al colpo delle cento mosse mentre la gente dietro ti suona pensando che sia colpa tua tutto questo casino, ma non è colpa tua. È sua la colpa. Lui che, come i serial killer, vuole essere fermato ad un certo punto gira la faccia, ti guarda mentre sta pedalando. Arresta la sua bicicletta e quindi si ferma. Ti sorride. Ti fa segno con la mano di passare. Gli passi vicino, abbassi il finestrino e scandendo bene le parole gli dici: “assassino. Prima o poi ti prenderanno”. E lui sogghigna fiero progettando già il prossimo colpo.

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